Lui, il venerdì ha la terapia settimanale: il calcetto.
Si da il caso che arriviamo a casa circa 10 minuti prima dell'inizio della partita. Ogni volta.
Questo comporta che Lui faccia la borsa in modalità pit stop: l'asciugatrice vomita direttamente le sue cose nella sacca. Senza check up intermedio. Senza ulteriori passaggi. Dal curatore all'utilizzatore.
Questa fretta lo porta a trovarsi spesso in situazioni imbarazzanti.
Ma Lui è uno che finge di fare il superiore e non si vergogna. Ha il self control in modalità ohyeah!
Però ride e fa ridere gli altri. Così l'imbarazzo evapora e tutti lo respirano sotto forma di humor. Come se fosse stato pianificato.
Così fa lui. Come ci riesca, il mistero.
Questo si verifica ogni venerdì.
La scorsa settimana, però, l'apoteosi.
Mentre si vestiva, dalla sua maglia, dalla manica della sua maglia, cadono un paio di miei slip.
27 febbraio 2012
24 febbraio 2012
Priorità da mamme
"Hey, finalmente ti sei degnata di rispondermi al cellulare. Ti avrò chiamata venti volte."
"No, mi hai chiamata tre volte. Era in vibrazione. Allora, a che ora ci vediamo?"
"Non possiamo. C'ho la casa piena di microbi!"
"Ah ma F.? Che s'è preso?"
"Seeee ma quale F., chi lo pensa? No è il nano: bronchite e febbre. Sono distrutta, viviamo in simbiosi da due giorni."
"Povero nano! Però se ti sente F. ti taglia la carta di credito e gli alimenti. Ahahahah"
"No dai, lo sai anche tu com'è no? Lui, lo sa, viene dopo. Se sta male deve curarsi da solo. Ora ci sono i bambini, è una questione di priorità delle mamme."
E si che lo so come la pensa D. perché me l'avrà ripetuta un casino di volte questa sua teoria, però a me questa storia delle "priorità delle mamme" fa venire l'acetone. Che ci devo fare? Perché non esiste che tu ti fai la classifica di gradimento tra i membri della famiglia. No, scusate, ma che palle.
C'è chi le chiama "mamme chioccia", io, invece, che sono più acida e meno melensa, le chiamo mamme balenghe affette da amnesia sentimentale a tempo indeterminato.
"No, mi hai chiamata tre volte. Era in vibrazione. Allora, a che ora ci vediamo?"
"Non possiamo. C'ho la casa piena di microbi!"
"Ah ma F.? Che s'è preso?"
"Seeee ma quale F., chi lo pensa? No è il nano: bronchite e febbre. Sono distrutta, viviamo in simbiosi da due giorni."
"Povero nano! Però se ti sente F. ti taglia la carta di credito e gli alimenti. Ahahahah"
"No dai, lo sai anche tu com'è no? Lui, lo sa, viene dopo. Se sta male deve curarsi da solo. Ora ci sono i bambini, è una questione di priorità delle mamme."
E si che lo so come la pensa D. perché me l'avrà ripetuta un casino di volte questa sua teoria, però a me questa storia delle "priorità delle mamme" fa venire l'acetone. Che ci devo fare? Perché non esiste che tu ti fai la classifica di gradimento tra i membri della famiglia. No, scusate, ma che palle.
C'è chi le chiama "mamme chioccia", io, invece, che sono più acida e meno melensa, le chiamo mamme balenghe affette da amnesia sentimentale a tempo indeterminato.
20 febbraio 2012
Non chiamatemi Tranquilla.
In origine, per circa quattro mesi, il mio nome non è stato Serena.
Nei mesi di vita intrauterina, mia mamma e mio papà avevano deciso che volevano avessi un nome poco comune. Siamo a trent'anni fa eh! Lo so, me ne dareste diciassette... vabbè!
E niente, dopo un'oculatissima ricerca dell'esclusiva, per quasi mezzo anno, mi sono chiamata Micaela. Me la sono battuta con Katia per un bel po'. Poi, ha vinto Micaela.
Quei geniacci dei miei genitori, erano così convinti di aver trovato un nome esclusivissimo che, in preda alla sindrome da 007, avevano taciuto a tutti di questa decisione.
Sono riusciti a mantenere il silenzio per un po' di mesi ma, due settimane prima del parto, durante un pranzo di famiglia (chissà perché poi i pranzi di famiglia si rivelano galeotti per un sacco di annunci imbarazzanti) hanno deciso di fare la rivelazione del secolo: il mio nome. O più che altro, quello che avrebbe dovuto essere tale.
Mia mamma, tronfia e orgogliosissima di aver trovato un nome alternativo che, secondo lei, faceva anche un po' diva, esordisce: "Abbiamo deciso, lei si chiamerà Micaela."
La sorella di mia mamma: labbro arricciato. Sembra che Miranda Prisley si sia ispirata all'espressione di mia zia per il suo labbro arricciato annuncia catastrofi.
Nonna materna: "Ma non c'erano altri nomi da scegliere?"
Nonno paterno: "Ah!"
Nei mesi di vita intrauterina, mia mamma e mio papà avevano deciso che volevano avessi un nome poco comune. Siamo a trent'anni fa eh! Lo so, me ne dareste diciassette... vabbè!
E niente, dopo un'oculatissima ricerca dell'esclusiva, per quasi mezzo anno, mi sono chiamata Micaela. Me la sono battuta con Katia per un bel po'. Poi, ha vinto Micaela.
Quei geniacci dei miei genitori, erano così convinti di aver trovato un nome esclusivissimo che, in preda alla sindrome da 007, avevano taciuto a tutti di questa decisione.
Sono riusciti a mantenere il silenzio per un po' di mesi ma, due settimane prima del parto, durante un pranzo di famiglia (chissà perché poi i pranzi di famiglia si rivelano galeotti per un sacco di annunci imbarazzanti) hanno deciso di fare la rivelazione del secolo: il mio nome. O più che altro, quello che avrebbe dovuto essere tale.
Mia mamma, tronfia e orgogliosissima di aver trovato un nome alternativo che, secondo lei, faceva anche un po' diva, esordisce: "Abbiamo deciso, lei si chiamerà Micaela."
La sorella di mia mamma: labbro arricciato. Sembra che Miranda Prisley si sia ispirata all'espressione di mia zia per il suo labbro arricciato annuncia catastrofi.
Nonna materna: "Ma non c'erano altri nomi da scegliere?"
Nonno paterno: "Ah!"
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17 febbraio 2012
Quando lasci un pezzo per strada.
Ciao, mi chiamo Bis e non ho un mobile device da 48 ore.
Flashback.
Quante volte vi è successo di non trovare più il cellulare?
Di solito, dopo aver appurato che non ci sono in giro altri cellulari accompagnati da esseri viventi in grado di comporre il vostro numero, far squillare il telefono e individuarlo, arriva la fase: urla cose da scomunica fino a far cadere le orecchie ai vicini. E, nel mentre, avreste voluto tanto che, per Natale, lui non vi avesse comprato quella collana strozzatonsille ma un bel charms che quando fischi o batti le mani risponde cantandovi la Tosca. E, soprattutto, facendovi trovare il cellulare.
Lo ritrovate nei posti più impensati. Nel frigo che mentre prendevate il latte per la colazione, nell'intestino del cane che, a causa del case di gel, lo aveva scambiato per l'osso affila denti, sotto le riviste in bagno, nel cassetto delle cinte che mentre decidevate quale mettere. Eh si, succede.
Il terrore, invece, arriva quando, condotta un'esplorazione di tutti i luoghi e tutti i laghi, del telefono non v'è traccia né certezza.
Così, l'ultima spiaggia è un'anima pia che componga il tuo numero sul proprio cellulare. La trovi.
Solo che, ora, quel telefono che poche ore fa aveva la batteria completamente carica non squilla più. E' spento.
Segnale inequivocabile che, qualcuno, furbo come una faina, l'ha trovato e, ignorando tutti i segnali luminosi e scorrevoli che indicano a chi restituirlo in caso di smarrimento, se n'è altamente fottuto di tutti i dati che c'erano sopra e ha ben deciso di intascarselo vendendosi al diavolo quell'unico pezzo di anima rimasta candida. Per un cellulare. Ok, un BlackBerry. Ma non è una giustificazione.
Flashback.
Quante volte vi è successo di non trovare più il cellulare?
Di solito, dopo aver appurato che non ci sono in giro altri cellulari accompagnati da esseri viventi in grado di comporre il vostro numero, far squillare il telefono e individuarlo, arriva la fase: urla cose da scomunica fino a far cadere le orecchie ai vicini. E, nel mentre, avreste voluto tanto che, per Natale, lui non vi avesse comprato quella collana strozzatonsille ma un bel charms che quando fischi o batti le mani risponde cantandovi la Tosca. E, soprattutto, facendovi trovare il cellulare.
Lo ritrovate nei posti più impensati. Nel frigo che mentre prendevate il latte per la colazione, nell'intestino del cane che, a causa del case di gel, lo aveva scambiato per l'osso affila denti, sotto le riviste in bagno, nel cassetto delle cinte che mentre decidevate quale mettere. Eh si, succede.
Il terrore, invece, arriva quando, condotta un'esplorazione di tutti i luoghi e tutti i laghi, del telefono non v'è traccia né certezza.
Così, l'ultima spiaggia è un'anima pia che componga il tuo numero sul proprio cellulare. La trovi.
Solo che, ora, quel telefono che poche ore fa aveva la batteria completamente carica non squilla più. E' spento.
Segnale inequivocabile che, qualcuno, furbo come una faina, l'ha trovato e, ignorando tutti i segnali luminosi e scorrevoli che indicano a chi restituirlo in caso di smarrimento, se n'è altamente fottuto di tutti i dati che c'erano sopra e ha ben deciso di intascarselo vendendosi al diavolo quell'unico pezzo di anima rimasta candida. Per un cellulare. Ok, un BlackBerry. Ma non è una giustificazione.
14 febbraio 2012
I love you (not)! day. Happy Valentine!
E quindi San Valentino, a quanto pare, è oggi. Di martedi. Che già, casca malaccio eh. Ma vabbè, mica siamo gente superstiziosa noi! Qua si bada alla sostanza!
Lui, comunque, se qualcuno se lo fosse chiesto (ma forse no) non s'è smentito. Mi ha fatto un bellissimo regalo ieri e il biglietto diceva: "Sapevo che la volevi (hai visto che quando parli ti ascolto anche se a te sembra il contrario?) e l'ho comprata apposta. ILY. N.B. NON è per San Valentino. Ma lo sai già!".
Ecco... se volete spiegazioni sul biglietto chiedetele a Lui che al massimo vi risponderà dai commenti.
Oggi, comunque, è anche l'I love you (not)! day. Siete contenti? Chiù smile e meno cuori per tutti... che fa bene alla salute.
Io lo so perché ho sorriso tanto con i vostri messagini creativi...
Io lo so perché ho sorriso tanto con i vostri messagini creativi...
Eccoli:
13 febbraio 2012
Feste di carnevale e cose che no.
Due casi: o io ho una percezione distorta del concetto di normalità e di contestualizzazione, oppure, ho un potere calamitante per la gente strana.
Festa di carnevale. Poco meno di 100 bambini energizzati con lo ionizzatore più circa trenta animatori che mettono a repentaglio la vita minuto per minuto.
Festa di carnevale. Poco meno di 100 bambini energizzati con lo ionizzatore più circa trenta animatori che mettono a repentaglio la vita minuto per minuto.
E niente, c'è che ho visto cose. 

Come alcuni genitori vivono le feste per bambini rimane per me sempre un mistero.
No ma veramente. Non scherzo.
Ogni volta che torno da una festa dei bambini c'ho i criceti impazziti nella scatola cranica. È snervante. Solo che non arrivo a una conclusione degna di questo nome. E questo è ancora più snervante. Non se ne esce!
Io e Lui eravamo in giro in questa mega sala, separati. A ognuno toccava tenere d'occhio un nano. Poi, però, ogni tot avevamo appuntamento in un punto preciso. Il motivo: scambio di vedute e segnalazione di stranezze varie presenti nella sala. In una parola spetteguless.
È che c'era talmente tanto materiale da perderci la testa. E anche il fiato, perché insieme abbiamo riso un casino. Perché a ridere da soli non c'è gusto, ti impegni poco.
10 febbraio 2012
Riflessioni, lati bui
Ho un carattere particolare. Difficile. Pieno di falle e di bugs. E ci sono giorni in cui questi buchi mi ingoiano senza mai digerirmi del tutto. E ho la lucidità (menomale) di vedermi da fuori e pensare "che stronza!"
Anche se poi, in fondo, chi non lo è almeno un po'?
È che sono una persona apparentemente forte e determinata. Ma anche quasi totalmente priva di pazienza e con una gran dose di caparbietà da gestire. Un guaio che si chiama guerra fredda per i miei pensieri.
Provate a seguire una mia idea. Quanto vorrei proiettarvi il percorso che fa.
Penso e subito vorrei concretizzare. L'imprevisto, che sta sempre là, pronto a colpirti con il trinciapollo, mi rade al suolo la pazienza. Come a Risiko: con due carri armati blu! Poi, però, la testardaggine prende il sopravvento e mi perdo in un labirinto di dettagli senza uscirne. E il filo di Arianna è una specie di condanna: i dettagli richiedono altri dettagli e gli altri dettagli richiedono precisione. Ed è facile capire come la pallina che rotola giù
Anche se poi, in fondo, chi non lo è almeno un po'?
È che sono una persona apparentemente forte e determinata. Ma anche quasi totalmente priva di pazienza e con una gran dose di caparbietà da gestire. Un guaio che si chiama guerra fredda per i miei pensieri.
Provate a seguire una mia idea. Quanto vorrei proiettarvi il percorso che fa.
Penso e subito vorrei concretizzare. L'imprevisto, che sta sempre là, pronto a colpirti con il trinciapollo, mi rade al suolo la pazienza. Come a Risiko: con due carri armati blu! Poi, però, la testardaggine prende il sopravvento e mi perdo in un labirinto di dettagli senza uscirne. E il filo di Arianna è una specie di condanna: i dettagli richiedono altri dettagli e gli altri dettagli richiedono precisione. Ed è facile capire come la pallina che rotola giù
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