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30 dicembre 2011

Dimmi con chi vai...

I bilanci di fine anno.
Non ce la posso fare. Cioè questa cosa di capire cosa è andato bene e cosa male mi mette un'amarezza ingestibile; mi auto esonero e vivo abbracciata al carpe diem nei secoli dei secoli amen.
Magari è anche colpa della mia agenda 2012 che comincia da settembre e non da gennaio, ma quest'anno il primo gennaio non mi sembra questa data così assoluta. Senza fine e senza inizio, mi sembra che tutto scorra come al solito. E quindi nonostante si tratti dell'ultimo post del 2011 (banalissime questioni di date) oggi si parla di stile e abbigliamento. Yeah.
In totale incoerenza e in controtendenza con il criterio con il quale scelgo i giocattoli ho una mia teoria sull'abbigliamento, che ho visto crescere da quando era un pois. Tra bimbi di sesso diverso mi piace che la differenza sia nettissima. Avete presente quando passeggi per strada con una carrozzina con le frecce luminose che indicano il sesso del bimbo e chi ti incontra ti fa: "Che bel bambino! Perché è un maschietto vero?"
"Si chiama Angelica" rispondi mentre ti chini a raccogliere il tuo sconcerto sparso in ogni dove.
E prontamente ce l'hanno nel taschino e rilanciano: "Ah beh, ma i neonati son tutti uguali!".
Ci credi talmente tanto che pensi di tatuarti questa verità sillabata sulle unghie!


27 dicembre 2011

Santo Stefano

Santo Stefano è il santo degli avanzi. E degli avanzo party.
Ho ricevuto più inviti per oggi che per i giorni di festa. Tutti in zona Cesarini, ovviamente.
Tipo stamattina ore 11.00: "Bella di zia che vieni a pranzo (= avanzo party) qui?".
"No zia, ho già pranzato... ieri. Da ieri sera sono in fase detox. Fino a nuovo ordine mi nutro come una capra vegetariana".
Ieri a pranzo ho visto gente fare i casting in piazza e cercare disperatamente commensali che finissero la quintalata di cibo avanzato dal cenone della vigilia e dal pranzo di Natale.
Situazioni che, senza sforzo, risolverebbero la questione della fame nel mondo almeno al 60%. Che se ci penso mi si accapponano pure le doppie punte.

Però c'è anche il risvolto okkey: Santo Stefano è quel giorno in cui ti svegli con un mal di testa formato scorta e sul tavolo della sala c'è ancora il panno verde, le carte e le fiches colorate sparse - ...e i calici sporchi... e le bottiglie vuote ma sssttt! - e sorridi. Sai che riprenderai le infinite sessioni di Poker Texano cominciate il giorno di Natale e ospiterai amici accompagnati da amici di amici. Come su Facebook.

La parte più divertente dell'intero periodo che va da Natale alla Befana, però, è l'happy hour di Santo Stefano.


23 dicembre 2011

Happy Christmas (and gift)!

Oggi è il 23.
Ho un sacco di cose da fare, pensare, comprare, incartare e recapitare. Son già stanca prima di cominciare e non ho tempo.
Ieri sera, però, io e Lui ci siamo concessi un Christmas Party. 
Uno di quelli childfree
Uno di quelli che sai come comincia ma non sai come (e soprattutto quando!) finirà. 
Uno di quei party durante i quali può succedere di tutto: dal tamburello a cocktail improvvisato, da rose rosse a tanti auguri a te ( festeggiamento di compleanno incluso nel pacchetto), fino all'arrivo di uno special guest (personaggio noto del quale non posso fare il nome. La privacy! E quindi arrrgh!). 
Uno di quei party che la mattina dopo c'hai un cerchio alla testa. Tipo aureola che ti stritola il cervello e ti provoca amnesie a lungo termine.
Insomma, roba bella con postumi importanti.

E succede che stamattina mi ero scordata di dover fare l'estrazione del giveaway Kodak e avevo anche rimosso che fosse il ventitré dicembre con tutte le conseguenze intrinseche e del caso. Ecco perché la frase che apre il post è "oggi è il 23". È una dichiarazione di presa di coscienza e il suo corrispondente reale è "Cazzo! Ma oggi è il ventitrè dicembre!". Che tutto sommato, tolto quel velo di sorpresa terrorizzante, è una cosa positiva e potrei esserne anche felice. Ok, diciamo che lo sono. LOL


20 dicembre 2011

Ricordi, bambini e regali di Natale.

Dei miei natali da bambina ho tanti ricordi, ma uno è lì grande quanto il grattacielo Pirelli e vivo come una cavia da laboratorio: mio papà che sceglie i miei regali (complici mio fratello e mia sorella - e si, sono la più piccola dei tre!).
Lui è sempre stato un tradizionalista in molte cose ma, che mi si bruciasse il Silk Epil, non ho mai ricevuto un regalo di Natale "di genere". In questo è stato sempre molto avanti. Di solito, sotto al mio albero c'era una mountain bike, o un videogame o quando voleva avvicinarsi al modello di regalo femminile trovavo qualcosa di inequivocabilmente unisex tipo l'Allegro chirurgo. Non ho mai avuto una mini cucina o una bambola da accudire, o un set di pentoline; insomma niente da femminuccia.
A pensarci, avevo un Dolce Forno - vintage edition - ma lo avevo semplicemente ereditato da mia sorella che, al contrario, era cresciuta a pane e Candy Candy. Di contro, però, avevo un carro armato radiocomandato di importanti dimensioni che sognavo di usare per radere al suolo la casa di Barbie di una mia compagna di classe profondamente odiosa. Non ho mai potuto avverare questo sogno, il carro armato non entrava in macchina e non ho mai potuto portarlo a casa di Lidia. Ci sarebbero stati bene due Fantagenitori.
Non è una specie di storia alla Lady Oscar è che probabilmente mio papà bilanciava la spiccata tendenza di mia madre a femminilizzare pure i pesci rossi (e io comincio a fare uguale e quando me ne rendo conto vorrei sotterrarmi. Ma ne riparliamo eh!). Ogni volta che aprivo i regali e proclamavo il mio entusiasmo per quei regali così dichiaratamente anticonformisti, un bulbo pilifero di mia madre moriva e un pelo cadeva per sempre dalle sue sopracciglia. Fortuna che l'infanzia è breve, altrimenti me la sarei ritrovata calva.
Ora, però, si vendica con me tramite i nipoti.
Con entrambi i miei figli ho provato a fare loro sempre regali che non avessero nulla a che fare con il sesso di appartenenza. Certo con i maschi è più semplice, con le femminucce, la tentazione è più forte però mi faccio (non credeteci!) guidare dal buon senso.
Quest'anno avevo deciso per i Lego per lui e per dei giochi in legno per lei.


16 dicembre 2011

Solo i cretini non cambiano idea

La mia avventura di rappresentante di classe è iniziata in maniera strana, del tutto casuale e senza seguire la prassi.
Dopo un po' di interrogativi iniziali riguardanti i motivi che spingono alcune mamme a litigare pur di accaparrarsi il titolo, la fascia e lo scettro per tutta la durata dell'anno scolastico (che poi per il prossimo vediamo...), sono stata eletta rappresentante di classe all'unanimità e durante una riunione in cui ero assente. Il massimo della perplessità.
E insomma viste le passate esperienze da mamma-non-rappresentante che, durante alcune riunioni, ha assistito a scene da lotta nel fango, avevo paura di ritrovarmi gli stalker sotto casa armati di trappole per gli orsi. E invece, poco per volta, ho dovuto ricredermi.
Ho trovato delle personcine carine che mi hanno "accolta" bene e che si sono prodigate in tutti i modi per aiutarmi. Soprattutto riguardo al recital natalizio, ho ricevuto almeno una telefonata al giorno per avere il suivi dei compiti che alcune si erano volontariamente assunte.
Ieri, poi era il giorno X e, per la prima volta, l'ho vissuto nel backstage ed è stato strano. Strano ma bello.
Ho potuto vivere con Second certe emozioni che, da sotto al palco, non si percepiscono.


14 dicembre 2011

Dzafer

Dzafer ha 7 anni e frequenta la seconda elementare.
Dzafer è una bambina ben educata ma soprattutto solare. Il tipo che ti estorce un sorriso anche quando non ne avresti voglia.
Dzafer sa leggere e scrivere, conosce perfettamente le tabelline, parla due lingue e ha un savoir faire che ti incanta dalla seconda volta che le passi accanto.
Dzafer è bella: biondina con enormi boccoli e uno sguardo profondo.
Dzafer, però, ha un difetto: ha metà sangue albanese. È figlia di padre italiano e madre albanese.
Questo suo difetto, ieri, le è servito per ampliare il proprio bagaglio culturale. Dzafer da ieri conosce la discriminazione. Forse non in questi termini, forse se dovesse descrivere cosa prova non saprebbe usare questo nome ma conosce la sensazione di nausea, imbarazzo, inadeguatezza e perplessità derivanti dal rifiuto. L'insulto nella sua forma più subdola e tagliente: quello silente che ti si insinua nelle viscere facendoti credere di non essere all'altezza di chi ti sta di fronte.
Da ieri conosce l'urlo silenzioso che preme per venire fuori dall'imo dell'io.


13 dicembre 2011

Il montone nel presepe è arte!

Quando scegli la scuola materna che frequenterà tua figlia, fallo responsabilmente.
Non è pubblicità progresso e non siamo nemmeno nei peggiori bar di Caracas, è solo che io riesco a fare figure di merda ovunque e qualora non ci fossero i presupposti per una défaillance, me li creo a prescindere.
Tipo che se decidi per una scuola cattolica gestita dalle suore, sei ben consapevole che ogni volta che ci entri dovrai assumere quell'aspetto da madre premurosa corredata da un'espressione rubata direttamente dalla stampa di Madre Teresa appesa in portineria.
Sai che non puoi assolutamente entrarci se non hai addosso abiti decorosi, un outifit alla Lucia Mondella sarebbe perfetto. Anche se sei così magra da piegarti come uno Startac e coprirti è un delitto, sarebbe bene avere sempre in macchina un impermeabile come quello dell'ispettore Gadget, sperando di non essere scambiate per delle esibizioniste da giardinetto.
Però quello che proprio non puoi dimenticare è che devi essere ferrata sui dogmi cristiani. Cioè, non sono ammessi errori e, spesso ripassare i Dieci Comandamenti ogni mattina prima di uscire, potrebbe non bastare.


06 dicembre 2011

Caro Babbo Natale... my Xmas wishlist

Wishlist natalizia

Dalla wish list di una persona si capisce molto.


05 dicembre 2011

Secondo bloggheanno di Bismama e giveaway Kodak.

Sono in modalità natalizia dal 20 di novembre. Quindi, da quella data, ho la necessità fisiologica di compiere almeno una buona azione quotidiana.
Lasciando da parte un episodio che riguarda un exploit natalizio nella scuola materna cattolica della nana - presto vi racconterò - che è stato imbarazzante fino all'inverosimile e che non può essere taggato come "buona azione", insieme ai bambini sto riempiendo un cestino con dei biglietti che indicano la buona azione quotidiana di ognuno di noi. Nei loro, le frasi tipo sono: "oggi ho prestato il celeste a F. la mia compagna di banco" per First, oppure "oggi non ho contribuito a peggiorare l'esaurimento nervoso di mamma" per Second. I miei sono più caratteristici: "oggi mi sono voluta bene: ho fatto un trattamento per reidratare i capelli dopo il decappaggio" o quello di ieri "oggi ho risollevato il mio umore: ho comprato un paio di scarpe tacco dieci".
Oggi, però, nonostante sia lunedì e non sia propriamente predisposta alla benevolenza collettiva, c'è il fatto che bismama.com compie due anni. Veramente veramente li compiva ieri, il 4 dicembre. Ma non stiamo a guardare il capello. Che non vogliamo festeggiare?
Complice il clima natalizio interiorizzato da giorni, il bloggheanno e la fine della mia collaborazione con Kodak ho deciso di farvi un regalo. Anzi... due!


01 dicembre 2011

Say no to the world.

Ogni tanto - ultimamente anche troppo spesso - guardo questo video. Adoro 27 dresses.
Clicco su ripeti sperando che i miei neuroni siano schiaffeggiati da un flusso energetico che insegni loro il concetto di "no".


Certo, se nella realtà avessi James Marsden come tutor, fingermi tarda, allucinata, svampita e con enormi difficoltà di apprendimento del concetto di negazione sarebbe abbastanza concepibile.
In una situazione normale, invece, no.
Mi psicanalizzo, mi esamino, leggo il libretto di uso e manutenzione che hanno rilasciato a mia mamma all'uscita dall'ospedale, guardo le mie giornate attraverso l'oblò della lavatrice ma quello che viene fuori è sempre deprimente. Io. Non. So. Dire. Di. No.
E questo, a trent'anni, è un problema. Anche abbastanza serio. Quasi come la pace nel mondo per tutte le aspiranti al titolo di Miss Italia.


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