I bilanci di fine anno.
Non ce la posso fare. Cioè questa cosa di capire cosa è andato bene e cosa male mi mette un'amarezza ingestibile; mi auto esonero e vivo abbracciata al carpe diem nei secoli dei secoli amen.
Magari è anche colpa della mia agenda 2012 che comincia da settembre e non da gennaio, ma quest'anno il primo gennaio non mi sembra questa data così assoluta. Senza fine e senza inizio, mi sembra che tutto scorra come al solito. E quindi nonostante si tratti dell'ultimo post del 2011 (banalissime questioni di date) oggi si parla di stile e abbigliamento. Yeah.
In totale incoerenza e in controtendenza con il criterio con il quale scelgo i giocattoli ho una mia teoria sull'abbigliamento, che ho visto crescere da quando era un pois. Tra bimbi di sesso diverso mi piace che la differenza sia nettissima. Avete presente quando passeggi per strada con una carrozzina con le frecce luminose che indicano il sesso del bimbo e chi ti incontra ti fa: "Che bel bambino! Perché è un maschietto vero?"
"Si chiama Angelica" rispondi mentre ti chini a raccogliere il tuo sconcerto sparso in ogni dove.
E prontamente ce l'hanno nel taschino e rilanciano: "Ah beh, ma i neonati son tutti uguali!".
Ci credi talmente tanto che pensi di tatuarti questa verità sillabata sulle unghie!










